Notizie utili

Head pressing nel cane e nel gatto

 (a cura del dott. Caputo Luca )

Si tratta di un disturbo grave che si mostra con la compressione  in maniera ripetuta e continuativa nel tempo della testa contro un muro ( anteropulsione) ed è un sintomo di grave danno neurologico (a carico del prosencefalo o del talamo e del sistema limbico). L’head pressing non è un disturbo presente solo nei cani ma è stato riscontrato anche in gatti, cavalli, pecore, bovini e non fa distinzione di razza o età dell’animale. Purtroppo questo comportamento è spesso sottovalutato dal proprietario che giustifica quanto accaduto come una normale conseguenza dell’ età dell’ animale o del giusto riposo dopo una intensa attività “ludica “! Se il nostro amico a quattro zampe appoggia la testa al muro e vi rimane per diverso tempo apparendo in stato confusionale o poco presente ( ottundimento del sensorio ), sicuramente non lo sta facendo perchè affaticato o stanco! Ma allora quali sono i fattori scatenanti di questo comportamento? Le cause di questo atteggiamento si possono attribuire ad una malattia metabolica  ( per esempio ipernatriemia o iponatriemia  rispettivamente una eccessiva ed una ridotta quantità di sodio nel sangue; la sindrome uremica in caso di insufficienza renale), un tumore primario o secondario (cioè un tumore situato nel cervello o  in altre parti del corpo), all’encefalopatia o encefalosi epatica   ( si riscontra quando  il fegato non è in grado di rimuovere correttamente le tossine presenti nel sangue, causandone l’accumulo: ciò può provocare danni al cervello ed al sistema nervoso centrale ) , alcuni tipi di avvelenamento ( es. da piombo ), un processo infiammatorio  a carico del sistema nervoso centrale  (encefaliti o meningoencefaliti), un trauma cranicoun' infezione del sistema nervoso ( es.:la rabbia o un’ infezione fungina ), malattie infettive ( Fiv, Felv, FIP nel gatto; cimurro nel cane), malattie parassitarie ( es.: Ehrlichiosi, toxoplasmosi, leishmaniosi ), ictus (conosciuto anche come apoplessia, colpo apoplettico, si verifica quando una scarsa perfusione sanguigna al cervello provoca la morte delle cellule. Vi sono due tipi principali di ictus, quello ischemico, dovuto alla mancanza del flusso di sangue, e quello emorragico, causato da un sanguinamento). Spesso compaiono  sintomi o comportamenti che precedono ( aura ) l’head pressing ,quali: movimento di maneggio ( circling, l’animale cammina in maniera compulsiva in circolo solitamente dalla stessa parte), fissare il vuoto o il cielo ( star-gazing ), disorientamento, perdita di comportamenti appresi ( es.: animale, improvvisamente comincia ad urinare in casa), riduzione della vista, letargia, debolezza, convulsioni, alterazioni caratteriali (aggressività o iperansietà, reazioni esagerate agli stimoli).

Come visto, le cause dell’ head pressing possono essere innumerevoli e, spesso, molti sono gli esami da dover eseguire per arrivare ad una diagnosi certa: esami di feci, urine e del sangue (emocromo e biochimico ), test per tutte le malattie trasmesse da zecche dure ( ixodidi ), esclusione di Leishmaniosi, Toxoplasmosi, Fiv, FeLV, FIP, test per la funzionalità epatica, ammoniemia, visita oculistica e neurologica, studi radiografici ed ecografici fino ad arrivare alla  Tomografia Computerizzata e  Risonanza Magnetica. Una volta concluso l’iter diagnostico e ricondotto il sintomo dell’ head pressing alla patologia che lo causa, il medico referente indicherà la terapia più appropriata da effettuare: è fondamentale che il proprietario porti il più presto possibile l’ animale con head pressing dal proprio veterinario di fiducia perché solo un professionista esperto potrà aiutare in maniera adeguata il soggetto in questione.

CYTAUXZOONOSi

( a cura del dott. Caputo Luca )

 

Malattia parassitaria emergente trasmessa da zecche. Il ciclo biologico non è stato ancora pienamente descritto sebbene sembri esserci una prima fase extra-eritrocitaria con interessamento degli istiociti (termine spesso usato come sinonimo di macrofagi, cellule che hanno funzioni di difesa nell' organismo)  associati agli endoteli di venule di numerosi organi quali fegato, polmoni, milza, linfonodi, cervello e reni. Questa fase, spesso letale in “C. Felis”, è seguita, nei soggetti che sopravvivono, da una fase intraeritrocitaria di più lunga durata rispetto alla precedente, durante la quale i parassiti liberati dalla rottura delle

cellule istiocitarie rientrano in circolo ed infettano sia nuove cellule mononucleate, sia gli eritrociti. Il ciclo prosegue con l’ingestione da parte di una nuova zecca del sangue contaminato. Oltre alla trasmissione tramite

le zecche, non si esclude che il protozoo possa essere anche trasmesso per via transplacentare o attraverso le trasfusioni (Summa, Animali da compagnia n. 7/2018, settembre. “Cytauxzoonosi Felina”, D. Traversa, p. 33-39; PVI Italie).

  • Colpisce felini domestici e selvatici
  • "C. spp " riscontrata in Francia, Spagna ed Italia (Centro Italia e Trieste), a differenza di “C. Felis” (America), sembra essere meno patogena: spesso soggetti infetti (“C. spp.”) presentano parassitemia in assenza di sintomi (andamento subclinico e cronico) ed anemia (rilevante in presenza di “C. Felis” ). 
  • "C.felis " (riscontrata soprattutto in America) ha generalmente un andamento acuto con esito fatale per il gatto.

Sintomi : riduzione dell’appetito, dispnea, letargia, urine “scure”, disidratazione, anemia e pallore, soffio cardiaco anemico, piressia. Alcuni gatti miagolano come se avessero dolore. Decubito prolungato e coma sono segni clinici di un decorso infausto.

Piroplasmosi o Babesiosi nel cane ( a cura del dott. Caputo Luca )  

Si tratta di una malattia causata da un protozoo detto  "Babesia canis " : il microrganismo viene trasmesso  da cane a cane dalle  zecche ( il ciclo degli ixodidi, esemplificato, è descritto nel disegno )   che sono portatrici della malattia e che assumono il protozoo dal pasto effettuato su cani malati. Queste zecche quindi lo trasmettono a cani sani.   Il microrganismo entrato in circolo grazie al morso della zecca, infetta i globuli rossi dell’ospite vertebrato (in questo caso il cane) e si riproduce  molto velocemente in maniera esponenziale. Il periodo di incubazione varia da 1 a 3 settimane.

  • Animali infetti apparentemente sani, fungono da serbatoio di piroplasmi per vettori (zecche dure, dette ixodidi) e per gli animali suscettibili. Nel portatore asintomatico non sottoposto a trattamento, il parassita può ridurre la capacità dell’organismo di contrastare efficacemente altri agenti patogeni.
  • Negli animali la “Piroplasmosi” può variare da forme relativamente lievi a gravi ( fino a morte del soggetto ).
  • Si tratta di una malattia multisistemica ( ovvero , colpisce diversi organi-apparati).
  • Alterazioni epatiche, edema polmonare ed insufficienza renale possono essere complicazioni dovute all’ anemia emolitica ( leggi anemia causata dalla "rottura" dei globuli rossi ).
  • I portatori di Babesia non possono essere utilizzati come donatori di sangue.
  • La Piroplasmosi può colpire anche l' essere umano ( zoonosi ): i sintomi spesso sono lievi, simili a quelli di una banale influenza e facilmente risolvibili. In alcuni casi, la malattia può risultare grave (segni di anemia) o addirittura mortale ( es: soggetti anziani o immunodepressi ).
  • Sintomi nel cane ( forma acuta ): 
  • febbre elevata
  • – perdita appetito
  • – debolezza
  • – letargia
  • – Diarrea
  • vomito
  • – ittero
  • – urine “scure” (emoglobinuria, ovvero presenza di emoglobina nelle     urine)
  • tachicardia ( aumento della frequenza cardiaca )                                           

BABESIOSI FELINA

Non è stata studiata in modo     così approfondito come quella canina. I vettori sembrano essere , come   nel cane, gli ixodidi ( zecche dure ). Il periodo di incubazione sembra essere di circa 2 settimane sebbene le forme cliniche appaiano ( ...se appaiono..) mesi o anni dopo.

Forme cliniche:  letargia, anoressia,  debolezza, pelo   opaco, diarrea.

Febbre ed ittero: poco comuni.

L’anemia è responsabile dei segni clinici.

 I gatti, generalmente, si adattano all’ anemia e

 possono presentare lievi segni clinici fino al

 momento in cui non subiscono gravi stress o vi

 è un abbassamento delle difese immunitarie ( patologie  concomitanti e debilitanti come Fiv o Felv )

 

Bartonellosi felina o malattia da graffio di gatto

(CSD, cat-scratch disease)

(a cura del dott. Caputo Luca

 Si tratta di una zoonosi ( qualsiasi malattia infettiva che può essere trasmessa dagli animali        all ’uomo, direttamente o indirettamente ) ed è causata  da un batterio Gram negativo a localizzazione intra-eritrocitaria ( ovvero all' interno dei globuli rossi ).

  • Vettore: pulce del gatto, zecca dura (Ixodes Ricinus)
  • Segni clinici (diagnosi difficile perché la maggior parte dei soggetti è asintomatica) nel gatto:  piressia ( febbre ) che può persistere da 2 giorni ad alcune settimane. Alcuni gatti con rialzo termico sono letargici/anoressici.
  • Trattamento nel gatto: nessun protocollo con antibiotici si è dimostrato efficace! Si riduce il livello di batteriemia (presenza di batteri nel sangue) ma non si elimina la malattia.

Sintomi nell’ essere umano a seguito del graffio/morso del gatto. 

 Soggetti immunocompetenti presentano : febbre e presso la sede di inoculazione si sviluppa entro 7-12 giorni una papula e poi una pustola; da 1 a 3 settimane dopo l’inoculazione si sviluppa una linfoadenopatia(ovvero ingrossamento dei linfonodi ) regionale (linfonodi ascellari, cervicali,…) che può persistere per alcune settimane o alcuni mesi.

 In ogni caso: guarigione completa entro 1 anno senza conseguenze                     

 Soggetti immunocompromessi  (per es. affetti da HIV) presentano: possibile angiomatosi bacillare (BA)  cutanea caratterizzata da crescite simil-tumorali con  proliferazioni di capillari e cellule endoteliali epitelioidi protuberanti.

Avvelenamento da xilitolo nel cane 

a cura del dott. Caputo Luca )

Lo xilitolo è un alditolo estratto dalla betulla, fragola, lampone, prugna e grano. Viene utilizzato come dolcificante ed additivo alimentare ( identificato dal codice E967 )in marmellate, gelatine, chewing gum, caramelle, alcuni dessert, colluttori. Per il momento i cani sono l’ unica specie in cui è stato segnalato questo tipo di avvelenamento: è molto probabile, però, che anche gatti e furetti possano intossicarsi in caso di assunzione orale di xilitolo.

Anamnesi. Questo alditolo , una volta ingerito, è assorbito molto velocemente dalla mucosa gastroenterica: ciò determina dopo 10-60 minuti dall’ assunzione, un potente e rapido rilascio di insulina ( dose dipendente )da parte del pancreas endocrino ( isole del Langerhans ) con conseguente ipoglicemia ( leggi: riduzione della glicemia) potenzialmente mortale se non trattata adeguatamente ( FDA, Food and Drug Administration ).

Nel cane, dosi superiori a 75-100 mg/kg provocano ipoglicemia spinta mentre dosi maggiori di 500 mg/kg causano una grave insufficienza epatica.

Sintomi: possono comparire entro 20-30 minuti dall’ ingestione del tossico oppure 12-24 ore dopo, se lo xilitolo è contenuto in “substrati” che ne rallentano l’ assorbimento ( per es. le gomme da masticare ). Vomito , debolezza, presenza di movimenti scoordinati, tremori, convulsioni, coma e morte del soggetto sono i segnali più evidenti, ma non patognomonici ( ovvero di sintomi caratteristici al punto da permettere la diagnosi certa ), di un avvelenamento di questo tipo. In caso di interessamento epatico ( già 8-12 ore dopo l’ ingestione si riscontra un innalzamento dei valori degli enzimi epatici ), si osservano: ittero, ottundimento del sensorio, coagulopatie, trombocitopenia ( carenza di piastrine ), ed iperfosfatemia ( fattore prognostico negativo ).

Terapia ( a carico del veterinario).

  • Induzione dell’ emesi entro 10-180 minuti dall’ assunzione dello xenobiotico ( leggi: veleno): ciò dipende se lo xilitolo è contenuto in “substrati “ oppure no.
  •  Adsorbenti.
  •  Boli di destrosio per via endovenosa ( per tamponare l’ ipoglicemia ) fino a normalizzazione della glicemia che può avvenire anche dopo 24 ore. I boli vanno effettuati anche in cani normoglicemici ma che abbiano assorbito più di 500 mg/kg di tossico.
  •  Epatoprotettori.
  •  Sintomatica.