Veleno o...parassita?

Angiostrongylus vasorum

Autore: dott. Luca Caputo

In primavera ed estate si moltiplicano, purtroppo, i casi di avvelenamenti dolosi provocati da topicidi ad azione anticoagulante che agiscono sull’organismo del malcapitato animale mediante la mancata produzione di Vit K1.

I sintomi, generalmente, si riscontrano dopo alcuni giorni (1-10) dall' ingestione del boccone e prevedono:

inappetenza, abbattimento, riduzione della temperatura corporea, pallore mucosale, tosse ed emorragie in alcuni distretti del corpo come le cavità nasali, il sottocute, l’apparato urinario ed il torace.

Alterazioni simili a quelle appena descritte possono essere causate anche da un parassita polmonare chiamato Angiostrongylus vasorum il cui ciclo prevede l’assunzione, da parte di soggetti sani (di solito cani e volpi), di lumache, chiocciole, polli e rane infette: questo nematode penetra la parete del tubo digerente, raggiunge il circolo ematico e dopo 10 giorni arriva al cuore destro (ventricolo destro ed arteria polmonare) dove depone le uova dalle quali fuoriescono le L1, larve di primo stadio che si portano negli alveoli e nei bronchi.

Da qui migrano in trachea per essere poi deglutite ed eliminate (eliminazione intermittente) con le feci: gasteropodi, anfibi ed uccelli da cortile si infettano assumendo deiezioni parassitate.

A. vasorum può mimare, nelle sue alterazioni patologiche, un avvelenamento da rodenticidi presentando segni quali epistassi, alterazioni dei processi coagulativi, difficoltà respiratorie, affaticabilità fino a causare l’ exitus del soggetto.

Dunque, se il nostro cane mostra sintomi compatibili con un avvelenamento da anticoagulanti e non migliora pur somministrando la Vit K1, sarà bene pensare che, forse, l’animale sia affetto da una patologia di origine parassitaria: un semplice esame coprologico con tecnica di Baermann, utilizzando 3 campioni di feci di 3 giorni consecutivi, potrà diagnosticare la presenza del nematode.

 

In un mondo dove internet sembra essere il padrone incontrastato di ogni tipo di conoscenza, è invece l’intuito, l’esperienza e la preparazione del professionista veterinario a fare la differenza.