La pancreatite nel gatto

(a cura del dott. Caputo Luca)

La pancreatite è una infiammazione del pancreas e rappresenta la patologia che più frequentemente colpisce la porzione esocrina di questa ghiandola (a secrezione mista, esocrina ed endocrina o “ormonale”) capace di secernere enzimi digestivi (demoliscono molecole “complesse” come zuccheri, proteine e grassi in costituenti più semplici per essere utilizzati poi come fonte di energia per il corpo) ed una soluzione idro-elettrolitica in grado di tamponare il contenuto acido proveniente dallo stomaco e favorire la peristalsi. Le sostanze prodotte dal pancreas esocrino formano il “succo pancreatico” che, riversato nel duodeno in risposta allo stimolo alimentare, gioca un ruolo fondamentale nella digestione degli alimenti.  Un processo infiammatorio a carico di questa ghiandola causa una prematura attivazione degli enzimi digestivi determinando danni locali e complicazioni sistemiche quali ipotensione, CID (ovvero: coagulazione intravasale disseminata, “dovuta a facile coagulazione del sangue circolante, con notevole deposizione di fibrina, ostruzione di micro-vasi, comparsa di emorragie sole o associate a trombosi”. Definizione tratta da: www.corriere.it/salute/dizionario), insufficienza renale, polmonare e multi-organo.

L’eziologia (ovvero il complesso sistematico delle cause di una malattia) è ancora poco chiara: sembra vi siano fattori predisponenti quali l’obesità, una dieta ricca di grassi, il diabete mellito, la toxoplasmosi, i processi infiammatori cronici di fegato ed intestino (enterite, colite, colangio-epatite, IBD ovvero Inflammatory Bowel Disease…), alcune virosi (FIV, FIP, FeLV, panleucopenia felina conosciuta anche come gastroenterite o cimurro felino), l'esposizione a pesticidi  come gli organofosfati ed i traumi addominali. Come già detto, spesso non è possibile individuare la causa del processo flogistico a carico di questo organo: in questo caso la pancreatite viene classificata come idiopatica.

Questa patologia colpisce gatti di ogni età (sembra esserci una maggior incidenza nei soggetti anziani), senza distinzione di razza (solo il siamese ha una casistica superiore alla media) e sesso (le femmine, forse, sono maggiormente predisposte).

Il problema della pancreatite felina è che i sintomi sono, il più delle volte, molto lievi (casi subclinici): anoressia (87-90%) e letargia (81-85%) sono spesso scambiati per un comportamento normale, visto che i gatti dormono abitualmente molto ed hanno un appetito a dir poco…“sofisticato”! Tale riscontro è ulteriormente avvalorato dal fatto che la percentuale di lesioni patologiche del pancreas in sede necroscopica è decisamente superiore ai riscontri clinici, dato questo che sottolinea, quanto la patologia sia spesso sotto-diagnosticata.

Altri sintomi possibili sono: la disidratazione (54% dei casi), il dolore addominale (19-25%), il vomito (35-46%), l’ittero (37%), la perdita di peso (47%), la dispnea (20%), l’ipotermia (46-68%), la febbre (25%) e la diarrea (15%).

Le forme più frequenti sono quelle croniche, molte volte asintomatiche (subcliniche), difficili da rilevare anche con una visita approfondita: il semplice sospetto della presenza della malattia, deve indurre il veterinario ad avvalersi della diagnostica per immagini (ecografia, che possiede una sensibilità, ovvero la capacità di identificare correttamente gli animali malati, del 70%) da associare sempre con esami del sangue. La lipasi pancreatica felina specifica (Spec.fPLI) è un’analisi molto valida, in grado di valutare la funzionalità pancreatica esocrina: per valori inferiori a 3.5 microg/L, la presenza di una pancreatite è improbabile e si consiglia di procedere con una diagnosi differenziale per altre patologie responsabili dei segni clinici osservati. Valori tra 3.6 e 5.3 microg/L, indicano la possibile presenza di una pancreatite che risulta quasi certa qualora la Spec.fPL sia superiore a 5.4 microg/L: in questo ultimo caso è bene indagare riguardo malattie concomitanti quali IBD, epatite e diabete mellito (tratto da “IDEXX Laboratories”). 

Il trattamento prevede la cura dei sintomi (vomito, disidratazione, dolore…), l’impiego di antibiotici (metronidazolo, amoxicillina ed acido clavulanico…) ed una dieta (la razione giornaliera va suddivisa in almeno 3 pasti) altamente digeribile a basso contenuto di lipidi. La pratica di mantenere cani e gatti in NPO (nulla/nil per os) per far riposare il pancreas non porta nessun effetto benefico: è decisamente più utile ricorrere ad un apporto alimentare mirato al problema.

 

Bibliografia

- Hernandez-Pastor “Le principali insidie nella gestione della pancreatite”, Veterinary focus, 2010, Royal c.

-  Nelson-Couto “Medicina interna del cane e del gatto”, 2006, Elsevier.

- Stanley L. M. “Il trattamento dietetico della pancreatite felina”, Vetjournal.

- Steiner J. M. “Gastroenterologia del cane e del gatto”, 2009, Elsevier-Masson. 

- Steiner J.M. e Williams D. A. ”La pancreatite del gatto”, Veterinaria, anno 12, n. 2, aprile 1998, pp.101-110.